FINE DI UNA STORIA

Febbraio 9th, 2010

E’  facile capire
                        nel gesto d’amore messaggi
che sorgono dall’anima
estendendosi nell’universo della ragione.
Non più contano per lei le parole.
La complicità annida nella carezza
baci, nell’amplesso unisce e vince
l’atavica ritrosia di restare autistico.
Oh mistero d’amore che lega cielo e terra!
Mi ritengo negato per amare
chi affiora dalle onde del mare
e nei quotidiani giorni mi si dona.
Ma io sono senza speranza di fede,
non mi piego al perdono su ciò che è stato,
né ritorno alla terra calpestata bambino;
declamo preghiere al vento
oltre le colline delle Marche conduce.
 (…)

IL TRAMONTO DI UN AMORE

Febbraio 8th, 2010

 Amore è speranza all’amore che dona.

Io so di averti deluso.

Ma credimi non fu facile costruire l’amore

accerchiato dall’egoismo dell’uomo.

Eri così dolce nel dono della prima ora

nel dare ricevere i miei baci

nell’ardimento d’essere tu/io.

Coglievo la rosa e il sole

nel tuo corpo e nel cuore

ripetendo cento e mille volte «Ti amo»;

coglievo parole elevate al cielo

«Ti amo più dell’Universo» confermavi.

Era sogno o illusione del momento?

Non credo nell’abbandono, sebbene tardi.

Se avessimo seguito l’impulso del cuore

ora saremo nel Parnaso degl’innamorati!

Reciproco perdono invoco, stasera.

La notte scende sulla nostra vita.
 

dal “Lido Bello” di Porto Potenza Picena, 15 ottobre 2009

Mare bagnato d’illusione

Febbraio 6th, 2010

 

Sarai tu spoglia simile all’agro d’autunno
come le cime delle vette d’estate
come la spiaggia d’inverno
di là della mia casa
che volge la cimasa alla Croazia;
di te mi sovviene il ricordo
nell’angoscia di traboccare linfa
d’un ingenuo contatto giovanile
al richiamo di sensi avvinti alle tue braccia,
vogliosa come giovenca
al primo calore d’aprirsi madre;
eppure da te sono scappato
ricercando nuovi orizzonti,
tragico addio di gioco concluso;
ormai avvinto piego il capo
su foglie di sicomoro,
la gloria mi ha tradito.
Gli uomini s’addormentano
                                              lasciando
invisibili spazi di ghirigori
sull’oscura muta rena della sera.
Mare, pur tu bagnato di illusione.

I disabili esclusi in politica. L’Idv ne prenda atto

Gennaio 12th, 2010

 (Nota. Questo intevento è riportato anche sul periodico, come altri, di Orizzonti Nuovi dell’Idv. Vedi www.orizzontinuovi.org)

E’ iniziata la campagna elettorale per le elezioni regionali. I candidati hanno individuato, con astuzia, le associazioni di volontariato o di “categoria” nelle quali attingere il consenso. Una volta, tout-court, indicate come “serbatoii di voti”.  Sono presidente regionale di un di un’associazione di disabili sensoriali e mi dà fastidio che taluni candidati giochino alla vecchia maniera la ricerca del consenso elettorale. Per molti politici noi disabili non siamo considerati soggetti protagonisti, ma persone passive, incapaci di  affrontare la soluzione dei propri problemi. Siamo sempre e solo giudicati incapaci; è evidente, reale, inconsapevolezza, anzi offesa  l’indicazione “diversamente abili”. Che significa? I geni, quando concepiscono il nuovo, appunto, ex-novo, sono diversamente abili nelle proposte! Non ho mai visto una comunità evolversi  sullo status quo. Noi sordi (ad personam, in questo caso, NdA) siamo costretti a convivere e interagire con personale e strutture utilizzati dalle persone comuni. In tutti questi anni, ai vari governi, che cosa abbiamo effettivamente chiesto sennonché una comunità strutturata per tutti? Ciò che   tanti Paesi stanno attuando, dopo aver firmato la Risoluzione dell’ONU per  permettere la partecipazione sociale, culturale e politica  di chi ha problemi sensoriali e psicofisici. Non possiamo non verificare, anche nell’Idv che parla di “valori”, un ritardo di anni nell’attuazione di un processo culturale e strutturale che permetta la partecipazione reale. ADP e i suoi “colonnelli”, si sono rivolti allo scrivente per aprire un dialogo politico in un mondo difficile come il settore disabilità, ma  raramente – solo  nelle adunanze  ufficiali di partito –  si ricorda la tipicità della disabilità, magari chiedendo la presenza di un “interprete di lingua dei segni” per i sordi e gli ipoacusici. Oggi, nei Partiti, è urgente - non solo  l’educazione alla legalità e al rispetto delle Istituzioni - ma anche ogni iscritto   che si attribuisce «normale» deve  avere l’umiltà di lasciar fare, in specifici settori, ai protagonisti. Capisco che siamo tutti, perché persone, protagonisti, ma i disabili sono più protagonisti degli altri che vogliono la delega perché sperimentano, sulla propria pelle, un vissuto difficile. Siamo stufi che, gli atteggiamenti dei politici cosiddetti normali, contribuiscano a tenerci lontano dalla soluzione dei nostri problemi. I leader di partito, per  limiti   sociologici e culturali, non si avvedono di lasciare potenzialità sulla soglia delle segreterie. «Ogni diversità costituisce uno stimolo nuovo per sforzare il pensiero» ammette lo psicologo J. Korczak, perché implica una visione della società a 360° che, un acuto leader, non può lasciarsi sfuggire. Ecco una definizione, a pennello per noi, della scienziata Margherita Hack molto attenta e aperta su queste tematiche: «Unire la lingua all’intelligenza nel parlare di handicap può essere un modo per tenere alta l’audience e senza strumentalizzare i problemi, a patto, ovviamente, di saperlo fare.» I politici che vogliono il nostro consenso lo sanno fare? Ne dubito.

Lo psittacismo dei politici

Gennaio 11th, 2010

 (Riportiamo qui alcuni ‘pezzi’ che teniamo nella rubrica sul periodico dell’Idv.  Chi vorrà cosultarli entri nel sito www.orizzontinuovi.org)

Caro Marco, è molto tempo che non inizio il “pezzo” facendo il tuo nome. Volevo tenerti fuori dalle lagnanze  politiche. Per la persona onesta far politica, in Italia, significa rovinarsi il fegato. Solo i ricchi o gli imbroglioni di mestiere possono permettersi altre strade, accostandosi alla politica… Ferdinand Berthier, allievo sordo di Bébian, creatore della Societé Centrale des Sourd-Muets de Paris  scrisse: «I sordi appartengono alla società degli uomini, non a quella dei pappagalli.» In quel periodo storico si voleva “far parlare i muti”. Oggi parlano e ragionano, ma parecchi partiti li vogliono “pappagalli”,  mentre noi apparteniamo al genere dei  Protagonisti: e per il  fatto di riconoscerlo molti alti politici ne hanno paura, eludendoci dalla partecipazione. Siamo molto indietro per comprenderlo. Occorre che i partiti si facciano carico dell’educazione dei propri iscritti alla democrazia, non allenarli allo psittacismo. Ma i leaders se ne guardano bene, per non essere scoperti nelle loro furbizie. Il resto lo intuisci. Tuo padre. www.renatopigliacampo.it

GLI ULTIMI SUONI

Gennaio 3rd, 2010


Forse hai  ragione, padre
quando dicesti così va  la vita;
sono sempre vissuti disonesti e furbi,
prostitute e sante,
idioti e geni,
mangiatori a ufo e generosi,
guerrafondai e costruttori di pace.
Non c’è dubbio che questa è vita d’uomo.
Siamo capitati nell’eros di un istante.
                                                                Nati.
Nei giorni di vagare il Silenzio
                                   ho  scritto versi.
La clessidra consuma polvere, cala;
non ha senso sperare ancora l’ascolto.
Le voci della valle sono disparse
né scienza mi sostiene l’illusione.
Mi addormento con gli ultimi suoni.
Scendendo la notte
mi ripeto uguale a chi mi ha preceduto.
Ho convissuto con amore e odio
nell’ostracismo degli orecchi.
Sempre ricaduto vano risalire.
Molte volte rinnovato il canto,
arduo capirsi, errabondo messaggio
male interpretato se non che il figlio
- sentinella di una parola elevata –
intuito il padre per l’ottusità del mondo
raccoglie il logos per testimoniare
(…)
  

GENTE SPECIALE CHE ANNUNCIO

Dicembre 24th, 2009

Io sono poeta, uno dei tanti che scrive

sollecitando l’altrui emozione

e solo così l’ingiustizia si cheta

del mio nararrare Silenzio.

Croce di gente dalla Costituzione scordata

politici futili, stolti, senza cuore

per noi “diversamente stupendi”;

a volte io pure mi sperdo

nella loro logorrea stordito

pronta solo a difendere il seggio.

 

(Oh volti assenti di giorni andati,

giovani di Silenzio con me decisi

in via Gregorio VII, all’Urbe.

Abbiamo tempo per salvarci?

Non credo alle promesse:

morte parole tramonto di speranza;

anche la donna fu così raggirata

rubandole spazio di comando.

Vinciamoli per risolvere i problemi

che ci stringono cappio in gola)

 

Hanno chiamato gente di penna

per solcare rotte d’un mare di carta

con messaggi inutili di atroci mutezze.

La pietà non è degna di vittoria.

La giustizia convince l’intelligenza

confessando la nullità del loro fare

chiusi in loculi d’egoismo governo.

Non cedere mia rinvigorita ragione.

Credici sospinta dalla voce del vento

che è giunto stamani, e spazza 

miasmi di burocratici respiri.

Vogliamo democrazia,

gente nota per amore e il fare.

Io la conosco nel mio mondo,

voi dite diversamente abili.

Eh sì, sono persone grandi

vincitrici di Dolore e Ostacoli

combinati da voi per frenarli.

Non piegatevi, fratelli

io canterò versi al sole

ritornato a splendere su ogni dove

- resurrezione! -

gente speciale annuncio.

ALLORA LA COLPA E’ DI ADP?

Dicembre 20th, 2009

(L’astuzia  del capo del Governo che la dà a bere agli uomini

dappoco)

Inutile consumare altre parole su ciò che è avvenuto nelle ultime settimane; tra le tante ne prevale solo una: Berlusconi. Si parla (tantissimo) e si sparla (poco) sul capo del Governo. Egli è al centro dell’Universo perché è stata ferita la sua maestà. La società mediatica, sulla quale il signor B ha   fondato il suo impero economico e di potere, inizi a riflettere dalla vicenda, dall’oggetto lanciatagli dal giovane Tartaglia. Seguendo la trasmissione “Annovero”, tramite le sottotitolazioni, ho notato che molti temi non sono messi a fuoco, non sono date convincenti risposte, perché l’interpretazione dell’interlocutore, chiamato a chiarire certe azioni, finisce per non chiarire niente! Forse solo lo psichiatra Galimberti c’è andato molto vicino: il signor B ha problemi psicologici (latenti), un superego che può essere ridimensionato con un altro altrettanto forte. B pretende di governare/comandare su tutto e tutti.  La Festa del tesseramento non era altro che il suono del flauto che era andato a snidare topolini, i quali accorrono dietro al pifferaio. In una traversa di Piazza Duomo il signor B si sgola, attacca chi non condivide il suo operato, l’opposizione è nemica. Alla fine il signor B, emulo dei grandi Statiti a cui si paragona, anzi si sente superiore, imitandoli nel “bagno di folla”, ma stavolta gli è fatale. Ecco che il giovane Tartaglia “psicolabile”, come lo definiscono i giornalisti, gli tira in faccia un oggetto simbolo della sua Milano, il duomo. Egli, pur sanguinante, non si piega, esce rabbioso dall’auto per puntare il poveretto che ha osato l’affronto, ormai sopraffatto dai bodyguard, dai CC e poliziotti. La rapida azione del capo del governo, nella vicenda, induce gli psicoanalisti ad analizzarne la psicologia.  B vuole assicurare i suoi fans e, nello stesso tempo, è pronto a sfidare i suoi nemici. Egli, sanguinante, chiama a testimoniare tutto il suo popolo. Per dirgli: vedete, mi immolo per voi:  loro sono “comunisti”, “giustizialisti”, “antidemocratici” e  “invidiosi”. Il solito copione della filosofia berlusconiana del rifiuto di giudizio  sulla sua persona, che non può essere criticata perché capo del governo, eletto dal popolo in un paese democratico (…). Affrontare B su questo terreno rendono  spuntate le arme dei suoi avversari politici. Non perché B sia un genio, certo ha  potenzialità di astuzia oltre la media, un’intuizione che arriva prima degli altri politici a capire il fatto politico, tuttavia la questione di fondo è che B attinge  energie intellettuali e strategie da centinaia di seguaci. Gli è possibile perché ha reso mercimonio cultura e informazione. Tutti i ‘pensatori’ d’Italia, furbi e disonesti, sono a sua disposizione. Sono sul mercato. Anche  quelli che, una volta  acquisiti, finiscono  in panchina,  mordendosi le mani di rabbia, a si consolano con  il gruzzolo che gli è elargito mensilmente.  B ha  ottenuto il suo scopo togliendoli alla concorrenza.  Quando qualcuno critica che guida l’Italia come un’azienda  (la sua), dici il vero. Un esempio. Va a Dubai in visita ufficiale, ma aggancia  un emiro e vende una  delle sue ville sarde, riuscendo a strappare una cifra astronomica.  Quale statista, in passato, avrebbe utilizzato tale carica per un proprio tornaconto? Nessuno. Solo B  perché non rispetta la democrazia, evidente nelle sue vicende giudiziarie. Riflettere-riflettere-riflettere, più che seguire  la nota invocazione di Borrelli del suo “resistere”!     

Oliver Sacks (V)

Dicembre 7th, 2009

In definitiva Oliver Sacks riconosce ai sordi un’identità linguistica, che permette loro di compiere il passaggio da una comunicazione non intenzionale e/o istintiva ad una intenzionale, strutturata su una grammatica, rivalutando    proprio per questo gli studi e le ricerche di William Stokoe (1960). Sacks ci permette, per la prima volta, un’ampia riflessione scientifica su quel che ammette Goldberg: « (…) il linguaggio dell’emifero destro permette le relazioni referenziali (…) di un codice linguistico, (…) ma non consente di manipolarlo» (O. Sacks, op. cit.,p. 158).L’emisfero destro organizza l’attività percetiva, ma non quella lessicale che si fonda proprio sull’esperienza dell’ascolto, del ‘calarsi’ nella parola verbale. L’emisfero sinistro ‘interpreta’ la parola ma non ‘agisce’: è un emisfero possiamo dire passivo… Il piccolo sordo, anche se sottoposto all’impianto cocleare - come è reazione comune oggi dei genitori udenti una volta identificata la sordità nel figlio - necessita di un lungo periodo di applicazione logopedia perché diventi «udente», e mentre  ciò si compie disperde la doviziosità visiva connessa all’esercizio percettivo sistematico. La lingua visuomanuale si sposa col possesso di  specifica identità culturale. Come avviene per esempio, scrive Sacks, per l’inglese, per il tedesco e così  per le altre lingue. La cultura è attiva in un continuum proceso di sviluppo, di arricchimento visuo-cognitivo, mettendo fuori gioco la caratteristica ripetitività  del “sentire” le parole, l’impostazione di frasi stereotipate, non aperte alle due percizioni principali dell’udire e dell’ascoltare. Sacks, a differenza dei tanti che parlano appunto per sentito dire, egli si è calato a studiare questa cultura con le potenzialità possedute nelle vaste discipline medico e psicologiche: e soprattutto ha avuto l’umiltà di ritornare a leggere, dopo una prima sbrigativa  annotazione, il libro di David Wright Deafness, l’autobiografia del poeta-romanziere sordo inglese. Costui annota: «Il fatto di essere diventato sordo a sette anni (…) fu per me una vera fortuna (…), avevo ormai afferrato i fondamenti del linguaggio (…)  - la pronuncia, la sintassi, le riflessioni, le pucialirità linguistiche, erano tutte entità che avevo sperimentato attravero l’orecchio. Tutto ciò mi sarebbe stato negato se fossi nato sordo o se avessi perso l’udito nei primi anni di vita». Ciò ha fornito attenzione su una valida risposta  esperienziale, (cfr per esempio R. Pigliacampo, in vari testi narrativi) per rivalutare la lingua dei segni una volta appresa come seconda lingua, al contrario di tanti sordi che, divenutili in età evolutiva, sono restati infischiati nella propria sordità, continuando  una precaria interrelaizone con gli altri (di solito udenti), fondata per lo più su un monologo piuttosto che di un reale scambio dicontenuti. Alla fine del  suo migliore studio sui sordi, Vedere voci, O. Sacks ci lascia con uno spiraglio di speranza per i genitori e per coloro che hanno contatti  con sordi e ipoacusici perché «No bisogna focalizzarsi sulla sordità del soggetto, sulla sua menomazione sensoriale, ma stimolare altri sensi allo scopo di recuperare le altre potenzialità intellettive».

Oliver Sacks (IV)

Novembre 1st, 2009

Sacks comprende, dopo attenta comparazione con   gli udenti, che i sordi rappresentano lo spazio comunicativo in in un modo complesso, cognitivo. L’esperienza di “parlare”  con con questo linguaggio modifica il modo di pensare, gli stessi processi cerebrali. Sacks porta la riflessione sul fatto che la fenomenologia di essere sordo non è altro che un processo culturale: «… un sordo, essere nato sordo, pone l’individuo in una situazione fuori dall’ordinario… » (cfr. O. Sacks, O. cit., p. 160). Il neuropsicologo intuisce poi che è presente nei sordi una caratteristica: essi sono  soggetti segnanti e vedenti in un processo di comunicazione particolare che, per i per i parlanti e gli ascoltanti, è un modus di  comunicazione inutile, anzi controproducente perché  non comprendoli non rispondono alle loro necessità di interloquio:  cadono in un circolo viziono, improduuttivo sul piano interrelazionale. Così li allontanano dalla comunità di maggioranza (verbale). C’è da dire che Sacks apprezza molto il metodo mimico-gestuale di Padre (de) L’Epée della scuola di Parigi, dove  era andato a ad apprendere il “metodo francese”  il Sac. Tommaso Silvestri, che voleva aprire una scuola a Roma. Infatti De l’Epée partiva dai segni per insegnare la lingua  scritta, che, secondo lui, essa faceva da traino anche  alla lingua vocale. Accanto a Padre l’Epée operava il famoso Itard, che può essere considerato il primo audiologo o logopedista sui  generis di allora. Itard, per salvare la professionalità e specializzazione medica, non dava molto credito al “linguaggio” dei “gesti” o della “mimica” del suo direttore     Testardmente non si  avvedeva, Itard, che i sordi potevano essere  liberati dal psittacismo,  proprio grazie allo sviluppo dei processi psicocognitivi visivi. L’individuo udente fa fatica a comprendere questo, per il semplice motivo  che l’attività articolatoria della parola è dominante, nel processo imitatorio. L’Epée notava , nell’interrelazione dei sordi fra loro, un continuum processo sociale. Il sordo deve confrontarsi/specchiarsi con gli altri per comunicare. La parola è una moneta messa in circolazione nel gruppo dei pari. Inizia nel ‘dialogo’ con i propri genitori. Tagliato il cordone ombelicale, è sato affermato, si instaura il cordone comunicativo. E’ un processo che vale per tutti e di più per il piccolo sordo o ipoacusico. I genitori sordi, è stato notato, sono molto più attivi dei genitori udenti (D. Bouvet, 1980, tr.it)  in questo processo di coscienzazione. «… Il passaggio da un mondo percettivo a un mondo concettuale è reso possibile da un dialogo iniziale con cui i genitori… » (O. Sacks, p. 92). I bambini udenti, come è noto, “parlano tra sé”: è un ottimo esercizio, il piacere di ascoltarsi. Così il piccolo sordo deve considerare la propria mano «lingua» - - - come entità fisiologica - per dar vita alle  forme (i segni) strutturati sulla grammatica  visuomanuale.

(Continua)