Narrativa

Non sono un narratore di storie. Io, nei mie libri, confesso di vivere.

Quando da poco mi ero laureato e volevo farmi strada (illuso) nella narrativa, andai a trovare Cesare Zavattini. Abitava a Montesacro, una traversa di via Nomentana, Roma. In seguito diventammo amici e mi portò al famoso programma a cui collaborava "Chiamate Roma 3131".

Con me c'era mia moglie Delfina. Che sapeva tradurmi in lingua dei segni il suo vivace parlare. Ma comunicare con Zavattini per me era uno spasso. Non solo riuscivo bene leggergli le labbra, aveva una mimica espressiva. Parlava e contemporaneamente scriveva con un pennello rosso. Come facesse non so.

«Allora…» disse «Non c'è necessità che tu inventi. Scrivi gli eventi della vita. La tua esperienza esistenziale è inconsueta...». Chiaro. Non dovevo lavorare di fantasia. Comunicare il vissuto.

In tre mesi scrissi “Una giornata con me“, pubblicato da Claudiana editrice di Torino nel 1985. Poi, gli anni a venire, ho scritto: “Thulcandra. La città del silenzio” (1993); “Il vergaro. Storie di contadini nella terra di Leopardi” (1999); “Lettera a Ketty” (2002).

Ogni testo racconta la mia esperienza del e nel Silenzio.

Ma mai che mi pianga addosso, no. Io sono a testimoniare attraverso i miei personaggi. Li faccio vivere e combattere nell'ambiente e nel rapporto con gli altri. Sono personaggi che mi assomigliano nel carattere, nell'impazienza, nella rabbia di “riscatto”, nella sete di giustizia.

Io sono sempre dalla parte dei deboli, della “mia gente” debole, ma mi incazzo con loro se si lasciano andare, se approfittano della propria disabilità, se non testimoniano la propria storia, se non protestano di fronte ai diritti calpestati (...).

Nel mio sito intendo parlare dei personaggi, della mia gente, dei miei amici silenti incontrati in ogni dove, delle donne udenti e no che ho incontrato, ma che non ho capito. Il mio cuore è un amplesso di ricordi di sentimenti perduti, di amori platonici o sensuali che mi hanno condotto sul ciglio della rovina o vicino alla ricerca del Trascendente.

Mi affascina Agostino. Eroico a lasciare tutto. Ha sublimato la passione.

Io ho creato un "nido" sul mare, dove transitano le "personalità" del Silenzio d'Italia. Entrano nella mia officina letteraria, scrutano i libri, adocchiano le carte e, sedute sul sofà, mi coprono di vivaci ghirigori di segni. Io vivo creativamente la Lingua Italiana dei Segni, e narro queste vicende della e dalla mia gabbia.

Ah, "entro dipinta gabbia" no. Il Genio di Recanati io lo conosco. La Sua poesia mi scorre nel sangue come il respiro dei tabaccoli e vergari della contrada dove venni alla vita.

Vorrei farti incontrare i miei Personaggi genuini come il pane.

Vorrei portarti lontano, a scoprire il Silenzio narrando.

Questo è il mio segreto. Tu poco a poco lo scoprirai standomi accanto. Leggendo, senza rompere.