METODO PIGLIACAMPO

Ogni tanto viene fuori qualcuno che spaccia un  metodo: e fa soldi, tantti. Ma che dice? che propone? che cosa ha inventato? L’Italia è il paese della turlupinatura. Infatti, quando andiamo all’estero, ci pensano un pochino (ci avete fatto caso?) prima di inserire la carta di credito nell’apposita ‘macchinetta’, quando dobbiamo pagare il conto, dapprima ti guardano con un atteggiamento (…). Ma io ho proposto un metodo serio, documentato nell’applicazione, che non smisto per far soldi. Riprendo dal mio  testo, a pag. 240, del volume Nuovo dizionario della disabilità, dell’handicap e della riabilitazione, Armando, Roma 2009.    «Il metodo Pigliacampo è un procedimento d’insegnamento ai ciechi di nascita o divenuti tali in età evolutiva o da adulti della lingua dei segni dei sordi o, al limite, di un gruppo di segni. La mia scoperta o, di verifica, è avvenuta all’inizio di questo terzo Millennio che, ritrovandomi con alcuni  sordi, con i quali avevo convissuto nell’Istituto per sordi e avevamo appreso in quella sede la lingua dei segni, avendo - negli anni - alcuni di   loro avendo perso totalmente la vista, facevano fatica a comunicare col braille o il sistema Malossi, ma che nello scambio interrelazionale tattile avevano conservato i processi mnemonici  cinestetici. L’esperienza del mio segnare, di cui io conoscevo anche quella degli amici, mi  portò a proporgli - nell’attuale scambio che, per essi, avveniva nel buio - di utilizzare aree del corpo, ogni area raggruppava una quantità di segni. Il procedimento è individuale. Ogni volta si presenta un gruppo di segni, il segno va dapprima accompagnato con la mano dominante del protagonista che si appresta ad apprendere: si ‘guida’ formando la configurazione, poi si predipone l’orientamento accompagnando il movimento sino al luogo segnico. L’esercizio segnico va ripetuto più volte, per mezzo della mano-guida, sino a quando il cieco non chiederà egli stesso di voler segnae da solo. L’obiettivo è quello di permettere al cieco di orientarsi nello spazio neutro e negli altri luoghi segnici, cioè nelle zone definite del proprio corpo, acquistando padronanza d’azione per raggiungere, infine, conoscienza delle forme degli oggetti perché, elaborando il segno, ne comprenderà la forma. E’ possibile passare, dopo la conoscenza di segni singoli o isolati, a due o più segni  corrispondenti a signifivati compiuti.»

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