GLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO

Quel che stupisce  è il  fatto che, nel nostro Paese, non si vogliono formare  docenti  specializzati, ovvero ad hoc.  Si sono predisposti (e in parte sono ancora attivi) programmi per i corsi  di formazione nelle Facoltà di Scienze della Formazione sia per la scuola dell’Infanzia che Primaria; talune Università hanno organizzato anche corsi per la  Scuola secondaria di 1° e 2°, con ottimi risultati anche con docenti “protaonisti”, vale a dire in possesso di titoli accademici e loro stessi  disabili  di quella minorazione sensoriale (o sordità o  cecità). Ma il governo ha di nuovo mescolato le  carte probabilmente perché respinge i protagonisti. La formazione per la scuola secondaria è stata affidata, che io sappia, attualmente ad un Istituto Statale per sordi di Roma “A. Magarotto” (Convitto di Scuola per sordi). Così che vuole specializzarsi deve recarsi a Roma. Si potrà immaginare che tipologia di formazione, considerato che l’attestato è, anche in questa  scuola specializzata, generico. C’è qualcuno  che  è  contento, dice: almeno i docenti apprenderanno a segnare in LIS. Vi invito a ridere o a piangere, secondo le emozioni prevalenti. Io mi vergogno, non tanto per chi “insegnerà in questi corsi”, ma soprattutto per la professionalità che ne sortirà, ossia quasi nulla nella  programmazione  didattica, nello studio dei processi di apprendimento e  nella conoscenza metodologica e psicolinguistica (cfr Scuola di Silenzio, Lettera ad una Ministro (e dintorni), Armando, Roma 2005) Per la reale formazione occorrono docenti che possono o devono essere  forniti dalle Università in possesso di solidi studi  generali di quella diciplina che, grazie a  specifiche ricerche sulla disabilità specifica, ne sortiscono validdissimi docenti disciplinari, intendo affermare, con ciò,  nel  sapere insegnare le materie, in particolare per la scuola secondaria di 1° e 2°; invece tutto aggrumato nella definizione implicita di «docente di sostegno». Ma per  chi? per quale settore specifico? Non si chiarisce mai per quale settore il docente cosiddetto di sostegno, per la scuola secondaria ripeto (!), viene preparato/specializzato, perché se  fosse  esplicito, di fatto si confesserebbe la   «specializzazione»: e la specializzazione induce  il MIUR a tenerne conto  nel contratto dei docenti, pagandoli di più.  Il discorso alla fine resta nel cantuccio del generico  termine di «insegnante di sostegno» perché non si vuole pagare la professionalità. Questa è la vera vergogna della scuola statale nel nostro Paese in cui si invita al processo di inclusione, ma che invece…  «Scrivendo dl piccolo sordo, ignorato nelle sue esigenze nella scuola pubblica, mi sono reso conto delle manchevolezze della scuola nel mio Paese. (…). La scuola dovrebbe cambiare via via che cambia la società. Ma cambiare anche gli insegnanti! Ahimé, è proprio qui il fallimento del rinnovamento scolastico: i docenti che restano allo status quo nel momento in cui la scuola cambia.» (op. cit. 94-95) Sino a quando non avremo docenti effettivamente formati a seconda della specifcità della disabilità reteremo al mero sostegno e le risorse  gettate al vento.

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