Politica amici


La politica è fare. Lo diceva Alcide De Gasperi. Il mio impegno politico ha genesi dunque dalla legge scritta dal politico: sono la sentinella della legge.

Mi sono odiosi tutti i politici che non sanno che sparlare dell'avversario. L'altro è sempre meno. La sua colpa è appartenere ad un'altra fazione.

La politica è l'esercizio (o palestra) della creatività sociale. Ho una sfilza di assiomi sulla politica. Li conservo nella mia officina letteraria.

Sono stato artefice e "portatore d'acqua" di tanti parlamentari eletti, consiglieri regionali, provinciali e comunali del mio territorio. Mi sono fidato di loro. Gente appartenuta ai "grandi partiti". Politici che utilizzavano un linguaggio astruso: «il preambolo», «le coordinate parallele», ecc.. Ho scoperto la vacuità delle loro promesse.

Studente universitario a Roma, avevo la fortuna di affiancare Edoardo Carli, che accompagnava Terracini a passeggio. Poi mi piaceva osservare, a Santa Maria Novella, Enrico Berlinguer che leggeva, sul sagrato della Basilica, l'Unità, aspettando la moglie, andata a Messa. Dapprima ho vissuto la politica di "sinistra". Chiarisco: "marxista", discussa sui testi sacri, agli esami. Poi, dopo gli eventi del Sessantotto (avevo vent'anni), sono via via maturato nella critica. Il marxismo non era una religione né Marx il profeta.

Mi allontanavo dalle lettura marxiane per verificare la concretezza della politica. Mi consideravano "cattocomunista". Io sapevo che l'ideologia origina la politica ma non aiuta ad amministrare bene un paese!

Volevo una politica attiva, del fare degasperiano. Non mi è stato mai possibile, mai!

Volevo coniugare il mio sapere per proporre nei partiti una comunità vivibile a tutti. Mai che un partito mi abbia chiesto «come possiamo fare per aiutare i sordi, gli svantaggiati»?

Ho partecipato alla vita politica per molti anni. Le ho dato molto, ricevendo molto poco.

C'è stato un tempo che ho solo "odiato" i politici, di ogni fazione.

Infine ho conosciuto Romano Prodi e partecipato alla creazione dell’Ulivo, creando il primo Comitato Prodi del mio territorio. Negli ultimi anni, dopo le vicende che hanno portato al governo del paese Silvio Berlusconi, ho seguito un piccolo partito, anzi un movimento, quello del magistrato Antonio Di Pietro.

Mi è piaciuto all'inizio. Mi sono esposto e candidato sia a livello locale che al parlamento. Considero un successo l’aver ricevuto la stima e il sostegno di tante persone, pronte a lottare con me. Nel 2001 con la mia candidatura alle elezioni politiche per il Senato della Repubblica, nel collegio di Macerata, ho portato gli altri candidati (Mario Cavallaro, divenuto Senatore per il centro-sinistra, e Mario Baldassarri, divenuto Vice-Ministro del governo Berlusconi) a confrontarsi con me sui temi sociali e dei disabili.

Oggi Italia dei Valori, trasformatosi in partito, ha perso la carica del leader. Molti dei “colonnelli” periferici sono una nullità, opportunisti che interpretano la politica come arte dell'imbroglio. Proprio la filosofia che il magistrato Di Pietro combatteva.

Ma io devo resistere, perché protagonista in prima persona e testimone delle storie e esigenze della gente più debole. Coloro hanno bisogno che la loro voce arrivi in parlamento e che le leggi che li riguardano siano applicate. So che la mia assenza dalla politica, e quella di altri “protagonisti”, sarebbe il pulpito del loro sbandieramento del "fare" per i disabili, anzi per i diversamente abili.

Sono presente, quindi, con due missioni: criticare l’abbuffare di leggi farsa e testimoniare la mia cultura.