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	<title>il blog di Renato Pigliacampo</title>
	<link>http://www.renatopigliacampo.it/public/blog</link>
	<description>Il  blog di un pofessore sordo, poeta, scrittore, saggista e attivista politico che lotta per il riscatto sociale dei sordi e audiolesi italiani</description>
	<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:02:39 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Legalità e democrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 21:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[

Mai si è parlato tanto di «legalità» e di «democrazia» come da quando è sceso in politica Berlusconi: e ugualmente mai le due parole sono state tanto ignorate e prostituite! Non è un caso che le persone scelte dall’uomo di Arcore per un incarico di partito o addirittura per offrirgli un ministero siano, sul piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman" /></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman" /></p>
<p><font size="3"><font face="Times New Roman">Mai si è parlato tanto di «legalità» e di «democrazia» come da quando è sceso in politica Berlusconi: e ugualmente mai le due parole sono state tanto ignorate e prostituite! Non è un caso che le persone scelte dall’uomo di Arcore per un incarico di partito o addirittura per offrirgli un ministero siano, sul piano morale, discutibili o sulla strada della corruttibilità. Sembra che lo faccia apposta, ma – signori miei - non è proprio così. Per il signor B. è logico offrire un incarico a gente che cela scheletri nell’armadio; si premunisce in anticipo per non essere ricattato. Ora sorge una domanda, semplice ma necessaria: noi dell’Idv dobbiamo innestare anticorpi che manifestino i valori della Persona, con la P maiuscola, e non solo quelli  indicativi  sulla legalità che, i nostri nemici politici, tout court indicano «il giustizialismo di ADP». Ricordiamo che la persona è un valore propositivo in sé proiettato al domani, la scelta del principio legale è, invece, una proposta esecutiva del momento. La politica di B. è inopportuna perché si basa sull’esercizio di risolvere i suoi problemi, cioè le questioni <em>ad personam</em>. Questo signore ha ingessato l’Italia (ottima  l&#8217;analisi di Sciortino su <em>Famiglia Cristiana</em>) perché – dalla mai chiarita iscrizione  alla P2, sino all’accumulo di improvvise e immense ricchezze, si   è creato una corruttela che non aveva mai avuto eguali nel nostro Paese che non condiziona solo aspetti materiali dell’individuo, ma soprattutto mentali e psicologici.  Nel primo cpv dell’art. 3 della Carta leggiamo: <strong>«</strong>L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.<strong>»</strong> Sbagliato: è una Repubblica fondata sul gioco. Ai giovani d’oggi non interessa più programmare la vita con sbocco un onesto lavoro, bensì tentare la fortuna al gioco dell’Enalotto, o in tutte le  svariatissime forme di scommesse del “Gratti e vinci”! <em>Docet</em> la compagna del Presidente della Camera. «Ho vinto all’Enalotto!» dice ai giornalisti che le chiedono della sua improvvisa fortuna economica. Perché sia creduta fa pubblicare la cedola della vincita. I seguaci di Fini in politica esclamerebbero «Che c.!» e si fermano qui. Se la compagna di Fini fosse una donna che ragionasse seria politica, non dico una Iotti (la ricordate?), uscirebbe con eleganza dai sospetti affermando: «Lo Stato italiano si dovrebbe impegnare di più per venire incontro ed educare i giovani nel lavoro e non al gioco. Credo che a pochi, in gioventù, capiteranno  la mia stessa  fortuna. Meglio imparare l’arte. Come facevano i nostri padri». Sono discorsi che nessuno fa più.  Noi che li (ri)pensiamo siamo tacciati d’essere fuori tempo, per il fatto di affermare che troppi si fanno imbarcare sulla barca per fare soldi sùbito, nell’ambigua passerella di apparire. La colpa di chi è? Basta alzare gli occhi sul capo del governo e quanto succede tra i parlamentari che lo sostengono per accorgersi che, il signor B., non ama l’Italia ma i propri affari, che impasta con chi gli dà credito, il quale è tanto più alto quanto più corrono alla sua corte gli <em>yesmen</em>! Ecco il corollario finale che Democrazia è <strong>=</strong> al rispetto della Costituzione che è <strong>=</strong>  a legalità,   non la solita stantia battuta ad effetto predisposta per il Capo dai suoi massmediologi del momento <strong>«</strong>ghe pensi mi<strong>»</strong>.  www.renatopigliacampo.it</font></font>
</p>
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		<title>La diplomazia di mia madre</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 12:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Poesia</category>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;amore così disperato
inconcludente nell&#8217;affetto
furia di sensi tracimanti
in Lido Bello di Potentia
che mi condusse al Vate del Piacere
(terra d&#8217;Abruzzo nella ferità
vissuta in case oscillanti: e pur io
esiliato dal mio borgo natio
ritrovarmi in porti della costa
senza che alcuno porga richiamo)
Scrivo versi per la trama di attori.
Ma il palco è stipato di politici
ne sento odore di menzogna.
Vorrei sfuggire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Quest&#8217;amore così disperato</p>
<p align="left">inconcludente nell&#8217;affetto</p>
<p align="left">furia di sensi tracimanti</p>
<p align="left">in <em>Lido Bello</em> di Potentia</p>
<p align="left">che mi condusse al Vate del <em>Piacere</em></p>
<p align="left">(terra d&#8217;Abruzzo nella ferità</p>
<p align="left">vissuta in case oscillanti: e pur io</p>
<p align="left">esiliato dal mio borgo natio</p>
<p align="left">ritrovarmi in porti della costa</p>
<p align="left">senza che alcuno porga richiamo)</p>
<p align="left">Scrivo versi per la trama di attori.</p>
<p align="left">Ma il palco è stipato di politici</p>
<p align="left">ne sento odore di menzogna.</p>
<p align="left">Vorrei sfuggire da ogni lusinga:</p>
<p align="left">mia madre mi fece generoso,</p>
<p align="left">la rimprovero perché mai</p>
<p align="left">mi portò a scuola di diplomazia.</p>
<p align="left"> </p>
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		<title>CORAGGIO, CULTURA E&#8230; &#8220;DIVERSAMENTE SPECIALI&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 11:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[
    In questo periodo di torrida estate mi sovviene ricordare «Tangetopoli», anche perché le informazioni sulle porcherie dei politici d’oggi ci conducono alla stessa, in particolare al suo timoniere,  Saverio Borrelli, il quale, al termine del suo mandato di presidente del tribunale di Milano, concluse l’intervento d’apertura dell’anno  giudiziario ambrosiano con le celeberrime parole: «Resistere! Resistere! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman" /><font face="Times New Roman"></p>
<p align="center"><strong><font size="3"><font face="Times New Roman">   </font></font></strong><font face="Times New Roman"> </font>In questo periodo di torrida estate mi sovviene ricordare «Tangetopoli», anche perché le informazioni sulle porcherie dei politici d’oggi ci conducono alla stessa, in particolare al suo timoniere,  Saverio Borrelli, il quale, al termine del suo mandato di presidente del tribunale di Milano, concluse l’intervento d’apertura dell’anno  giudiziario ambrosiano con le celeberrime parole: «Resistere! Resistere! Resistere!».  Oggi, più che mai, siamo chiamati a re-si-ste-re! Gelli, gran burattinaio della P2, muoveva i fili sin dentro le istituzioni statali. E oggi si parla di una nuova P3. Chi c’è dietro? Vi ricordate che, allora, si vociferava un Berlusconi radicato nei labirinti di quella associazione segreta? La comparsa di «Mani Pulite» fu un tsumani per la mala pianta di Gelli. La professionalità e l’intuizione di magistrati (Di Pietro, Colombo, D’Ambrosio, Ghitti…) non riuscì a sradicarla. E’ illusione pensare che, nel nostro paese, sia possibile eliminare la corruzione e la diabolica astuzia di fregare la gente per bene, perché c’è la pratica d’imitare i peggiori. Copiare Barlusconi diventa un merito! L’alta percentuale di consenso <em>pro Berlusconi</em> proviene proprio dagli elettori che ragirano l’illegalità, con i sotterfugi insomma, ciò che i napoletani chiamano <em>cavarsela con destrezza</em>: e far pagare agli altri quel che dovrebbe essere un dovere di tutti i cittadini onesti. La megalomania regna in questa nostra Italia. Basta analizzare i comportamenti di taluni leader. Se il Re Sole dichiarava “Lo Stato sono io”, Berlusconi risponde  teatralmente “Il partito sono io”. Col signor B. in politica siamo “ingessati”, la <em>res publica</em> diventa “cosa personale”, appropriazione delle risorse comuni. E’ stupefacente notare “la faccia tosta” di taluni politici come, di recente, mi è capitato di notare l’8 luglio a pazza Montecitorio, allorché sostenevo le istanze dei cosiddetti handicappati, perché la % d’invalidità fosse confermata e non spostata all’84%<em>.</em> Quando lo Stato bussa a cassa se la prende sempre con noi disabili. Come se, la % di invalidità, ce la appioppassimo da soli, piuttosto che prendersela con certi medici legali (ufficiali pubblici).  I “diversamente abili” io li indico “diversamente speciali” perché sono persone che, con coraggio e sofferenza, hanno superato l’Ostacolo. Ma mi pongo la domanda elementare: esiste in questo paese del bla-bla una politica sociale dove il cittadino problematico, prima d’essere oggetto, sia soggetto? Berlusconi, proprietario di tante televisioni, ha annullato lo spazio per qualche minuto di informazione nelle sue emittenti che “offriva” (sic) ai sordi e agli ipoacusici, ma si guarda bene di riformare i programmi televisivi della TV di Stato per dare l’opportunità di comprensione (anche) a noi sordi. Stiamo entrando su un terreno minato, che ci porterebbe lontano (…)  Gridiamolo tuttavia forte: non siamo considerati persone con una mente che pensa e un cuore che ama. Solo oggetti. Ecco il disprezzo, almeno un’alta percentuale di noi, per  il Cavalier B. Non rispettandoci ci usa per le sue stupide battute, come fa con l’On. Bindi, che, tuttavia, era tra noi a piazza Montecitorio. Così gli onorevoli Finocchiaro, Turco, e altri, o Antonio Di Pietro  nella sua espressività del volto che manifesta grinta proveniente da     chi sa di essersi “fatto da sé”. Come avviene per un’alta percentuale di noi disabili sensoriali gravi, costretti sempre ad accettare una società a misura di chi vede/cammina/ode bene.</p>
<p></font>
</p>
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		<title>Democrazia&#8230; pro domo mea</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 18:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Itinerario di Silenzio</category>
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		<description><![CDATA[Norberto Bobbio ha trascorso decenni a confrontarsi con la democrazia, sino ad affermare: «Se il socialismo è difficile, la democrazia è ancora più difficile.»
Non è una battuta, ma costatazione di una realtà evidente nel nostro tempo. Nel parlamento attuale, nel governo, nelle più alte cariche istituzionali, nei partiti i leader accedono alla responsabilità di comando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Norberto Bobbio ha trascorso decenni a confrontarsi con la democrazia, sino ad affermare: «<em>Se il socialismo è difficile, la democrazia è ancora più difficile</em>.»<br />
Non è una battuta, ma costatazione di una realtà evidente nel nostro tempo. Nel parlamento attuale, nel governo, nelle più alte cariche istituzionali, nei partiti i leader accedono alla responsabilità di comando attraverso un processo democratico? Difficile accertarlo. Se affermiamo che la democrazia è espressione del consenso, dobbiamo ammettere che Berlusconi ha ragione, col solito sarcastico sorriso affermerà: «Io sono il più votato!»<br />
La sconfitta di chi non ha il consenso immediato deve indurre ad uno studio approfondito per verificare la genuinità democratica dell’avversario vincente, che ascende a leader utilizzando (che cosa? o chi?), di solito tutti i vincitori sfoggiano persone di comodo o media compiacenti, con giornalisti lacchè. Il capo di governo attuale, proprietario di televisioni e mezzi di comunicazione di ogni genere, col continuo martellamento della mente dei teleutenti (sui media sonoro-verbali) con appositi programmi prodotti dalle proprie emittenti, condiziona ogni giorno l’elettore. La democrazia, cioè il consenso carpito dal signor B. è un consenso ‘malato’. Tutti sanno che, un Berlusconi negli Usa, mai sarebbe diventato capo di governo: il conflitto d’interessi non avrebbe trovato un partito d’opposizione, a parte l’IDV, accondiscende. Abbiamo conosciuto il <em>fascismo</em>, il <em>comunismo</em> e, oggi, conviviamo col <em>berluconismo</em>, del quale non si capisce (ma come potrebbe essere diversamente?) dove inizi il populismo elitario e l’autoritarismo mascherato. Perché è vero che, Berlusconi, non darà mai ordini seguiti con un pugno sul tavolo nelle riunioni del CdM, agirà sempre con un complimento e/o una battuta, per poi intervenire immediatamente su altri poteri istituzionali, per sfruttare la potenzialità di convincimento mediatico e/o gli incensatori.<br />
E’ inutile, infine, analizzare quanto dichiara, perché è un esperto del contraddire, non è la legge ad essere ad personam, ma tutto quello che dice, lo scopo di fondo è annebbiare la mente del telespettatore o di chi lo ascolta in piazza, le virgole del discorso sono i sorrisi, le ‘battute’ sulle belle donne, i racconti di ovvietà parentali. Gli abitanti nell’italico Paese gongolano su tali parole e ci cascano sempre, votandolo&#8230;<br />
Bisogna iniziare dalla scuola ad insegnare democrazia mettendo in guardia i nostri studenti sulla reale democrazia. Qui il furbo signor B., con la ministro di competenza (si fa per dire), si guarda dal programmare una scuola efficace. La conclusione è: democrazia in Italia pro domo mea.
</p>
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		<title>PIEGO LA TESTA, GIAMMAI L&#8217;ALA</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 20:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Senza Categoria</category>
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		<description><![CDATA[Quando la mia anima s&#8217;apre al dialogo
allora mi avvedo che inizia il percorso
di ricerca del Logos supremo.
Tutto s&#8217;è detto articolando la bocca
nel movimento di parlare, mentire.
Ho intuito che vincono parlando!
Oh, non sanno d&#8217;essere otri vuoti
che colmano la giara di chiacchiera;
eppure il mio Silenzio appartato, escluso
son certo che racchiude l&#8217;Immenso!
Umiliata l&#8217;azione del fare
piego la testa giammai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la mia anima s&#8217;apre al dialogo<br />
allora mi avvedo che inizia il percorso<br />
di ricerca del Logos supremo.<br />
Tutto s&#8217;è detto articolando la bocca<br />
nel movimento di parlare, mentire.<br />
Ho intuito che vincono parlando!<br />
Oh, non sanno d&#8217;essere otri vuoti<br />
che colmano la giara di chiacchiera;<br />
eppure il mio Silenzio appartato, escluso<br />
son certo che racchiude l&#8217;Immenso!<br />
Umiliata l&#8217;azione del fare<br />
piego la testa giammai l&#8217;ala.
</p>
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		<title>IL SIGNOR B.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 22:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[                    Anche nell&#8217;Idv albergano i burattinai?
L’Idv è votato dagli elettori considerandolo partito che esprime due principi: la Giustizia e la Democrazia, ovviamente con i rispettivi corollari. Perciò dobbiamo essere leali con chi ci vota facendoci, prima che altri ce lo rinfaccino, la domanda se i dirigenti e/o coordinatori periferici sono selezionati su questi principi.  La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman">                    Anche nell&#8217;Idv albergano i burattinai?</font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">L’Idv è votato dagli elettori considerandolo partito che esprime due principi: la Giustizia e la Democrazia, ovviamente con i rispettivi corollari. Perciò dobbiamo essere leali con chi ci vota facendoci, prima che altri ce lo rinfaccino, la domanda se i dirigenti e/o coordinatori periferici sono selezionati su questi principi.  La «Giustizia» legale non è solo rispettare le leggi o le normative, rinfacciando sempre al Signor B. quelle leggi <em>ad personam</em>, è «più altro», per esempio, verificare se le leggi sociali (ma tutte le leggi oneste sono sociali perché tutelano i diritti delle necessità concrete dell’individuo) sono rispettate nell’Idv o, se gli eletti nello stesso, si adoperano a farle rispettare: penso alle leggi sull’integrazione scolastica dei disabili; alla partecipazione reale dei <em>diversamente abili</em> in seno al partito, implicando la presenza di personale qualificato che induce a farsene carico, iscriverli soltanto o sollecitarli a votare il tal dei tali, non risponde a democrazia, se non che a mera astuzia. La «Democrazia» è in  relazione con l’altra perché, chi critica, lo fa per un motivo spesso documentato, perché ritiene di aver subito un torto, cioè è stata offesa la giustizia. Troppi analfabeti politici e, di fatto, di democrazia seguono atteggiamenti di leader nazionali, propagandati dalla televisione (…).  Molti di costoro non hanno il minimo ritegno e obbediscono al Capo territoriale, che li “governa” per accrescere il proprio potere in una zona o regione. Sono valutazioni vecchie come… l’uomo che è in politica! Ma oggi, che l’informazione corre in tempo reale, induce a procedere con attenzione estrema, soppesare le parole, agire e decidere  collegialmente, l’autorità <em>motu proprio</em> non è ammissibile, soprattutto in un partito come il nostro che porta con sé l’icona di valori sanciti dall’impegno del proprio leader. Se Democrazia chiama Libertà, poniamoci la domanda: di che cosa? Non certo azzittire un iscritto urlandogli «Ti butto fuori dal partito!», oppure «Respingo la tua domanda d’iscrizione perché mi fai &#8216;ombra’!». Chi agisce così è uno che copia letteralmente il signor B. e, oltre a far male all’Idv, si rende ridicolo coinvolgendo chi gli permette tanto! La libertà allora nell’Idv sia fiamma viva che conviva con la critica. Risponde a vero l’opinione di quel filosofo che «a dare le risposte sono tutti capaci, basta articolare la bocca emettendo parole sonore, ma a far domande ci vuole la testa di un genio perché obbliga pensare». Essendo chi scrive non udente non necessita udire ma vedere: e mentre osserva la motilità dell’ interlocutore, nel cercare una risposta qualsiasi per trarsi d’impaccio con l’esercizio articolatorio, capisce che certuni sono al servizio nel partito per rafforzare (chi è davanti). Servo che non “costruisce” valori. E’ deplorevole chi non arriva a capirlo e, se ci giunge, si presta a quell’odioso gioco che lo fa diventare doppiamente biasimevole.  L’Idv abbia la dignità di non utilizzare questi individui.  www.renatopigliacampo.it</font>
</p>
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		<title>Le bugie di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 21:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[
Nei giorni susseguenti lo scontro Fini→Berlusconi, costui ha affermato: «Sono in pace con me stesso, non ho rimpianti, non ho rimorsi, non ho mai fatto male a qualcuno. Quando vado a letto la sera mi guardo allo specchio e mi dico: se stasera arriva l’angelo della morte, mi prende con la coscienza pulita.»  Chi segue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman" /></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Nei giorni susseguenti lo scontro Fini<strong>→</strong>Berlusconi, costui ha affermato: «Sono in pace con me stesso, non ho rimpianti, non ho rimorsi, non ho mai fatto male a qualcuno. Quando vado a letto la sera mi guardo allo specchio e mi dico: se stasera arriva l’angelo della morte, mi prende con la coscienza pulita.»  Chi segue le sortite di B. dalla sua scesa in campo politico scoprirà, nelle parole, bugie, che assurgono a menzogne, frasi studiate a tavolino, ad uso e consumo dei creduloni. Il signor B. è uno stratega, utilizza le parole come un mago, sapendo che, la gran parte della gente, non ricorderà mai quel che ha detto qualche tempo prima. Tutto quel che Berlusconi dichiara lo lancia al vento, per idolatrare se stesso. Ci riesce perché conosce il suo pollo(elettore), che blandisce con i programmi delle sue televisioni; e i suoi sondaggisti e masmediologhi lo servono per annunciargli, in tempi reali, quel che la gente vuole che si dica. Fini, criticando la gestione del Pdl-azienda, compie l’encomiabile azione di ridare alla Camera la funzione di reciproco confronto tra i partiti, quel che la «dittatura volutamente celata» tra battute, goliardie ed <em>escort</em> a disposizione di parecchi ricalcitranti ai <em>diktat</em> di B., ci viene nascosto. Gli italiani devono essere riportati a «pensare politica», non a stare a sentire la sirena Berlusconi. Al Caimano non frega niente della democrazia, perché non l’ha mai praticata. Chi conosce la storia dell’uomo di Arcore si avvedrà che è il campione perfetto dell’acquisto-usa-e-getta della persona. Quanti professionisti della <em>parola</em> e dell’<em>immagine </em>ha sottratto ai concorrenti? Tanti. Molti non potevano essere inseriti nei palinsesti delle sue televisioni: ma li pagava, li teneva immoti sul sofà degli studi. Intanto costoro, come i campioni inattivi, sperdevano la capacità di svolgere la professione.  Il gioco di B. era fatto! Obbrobrioso modo di comportarsi che ha sedotto anche leader di altri partiti i quali, come grilli, si sono mossi saltellando su ogni terreno, credendo d’essere loro stessi Berlusconi, senza averne classe e astuzia. Di questi “signori”, in periferia, Bersani e ADP ne hanno a bizzeffe. La maggior parte delle energie di questi pretendenti generali va sperdendosi in rancori, dispetti, inimicizie, operando per lo più per emarginare i capaci o chi vuole testimoniare il nuovo in politica. Bersani e ADP dovrebbero far sì che i galloni di capitano, maturati per impegno, coraggio e democrazia nel partito, restino <em>motus operandi</em> dei dirigenti regionali, piuttosto che     gli eletti in parlamento della regione  si intromettano e   – con motivazioni più o meno discutibili –   decidendo di affidare assessorati e incarichi ai propri <em>fans  </em>che,<em> </em>genuflettendosi, accettando prebende post elettorali, il cui  scopo principale è  accrescere i (sempre) il potere del vassallo nella circoscrizione. E’ un modo di operare che non accresce consensi alla lunga perché, se viene accontentato  il solito presuntuoso capetto locale, alla fine si finisce per umiliare e allontanare chi ha valore e capacità. Il Pd e l’Idv per divenire credibili - sia come opposizione che forza di governo - devono sfuggire queste persone che svolgono una politica contraria al bene comune.      </font>
</p>
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		<item>
		<title>Il politico presuntuoso eletto in Parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 13:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Poesia</category>
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		<description><![CDATA[Noi che affermiamo d&#8217;essere specie umana
non ci avvediamo dell&#8217;egoismo quotidiano
innestante «tutti siamo eguali»;
invece c&#8217;è sempre taluno superiore
che ci spaventa col suo saper fare
per questo lo chiudiamo nel recinto;
stufo, l&#8217;Italia talvolta lascia:
intelligenza esiliata in stranieri siti
a fatica la lingua colà biascica:
negligente fu la patria
formica misconosciuta, vaga.
(&#8230;)
Giustificarsi non serve, politico.
Sei quacchero, zero.
Quel che fa piangere il cuore
è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi che affermiamo d&#8217;essere specie umana<br />
non ci avvediamo dell&#8217;egoismo quotidiano<br />
innestante «tutti siamo eguali»;<br />
invece c&#8217;è sempre taluno superiore<br />
che ci spaventa col suo saper fare<br />
per questo lo chiudiamo nel recinto;<br />
stufo, l&#8217;Italia talvolta lascia:<br />
intelligenza esiliata in stranieri siti<br />
a fatica la lingua colà biascica:<br />
negligente fu la patria<br />
formica misconosciuta, vaga.<br />
(&#8230;)<br />
Giustificarsi non serve, politico.<br />
Sei quacchero, zero.<br />
Quel che fa piangere il cuore<br />
è che non avverti la tua sventura;<br />
dallo scranno d&#8217;eletto a Montecitorio<br />
articoli vuote parole.<br />
Non hai appreso dai saggi qui passati<br />
che tacere è sinonimo d&#8217;intelligenza.
</p>
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		<title>Difficoltà dei disabili in politica</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 22:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Itinerario di Silenzio</category>
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Ritengo che a taluni lettori interessi poco l’argomento che talvolta tratto. Ma  mi avvedo ora, seguendo Mirko Montecchiani, candidato per la Circoscrizione di  Macerata al consiglio della regione Marche, quanto sia  arduo ai disabili sensoriali accedere alla politica; io ne ho avuta esperienza e, ora, ritrovo lo stesso sforzo e sofferenza in Mirko. Il poeta Seamus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman" /></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman" /></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Ritengo che a taluni lettori interessi poco l’argomento che talvolta tratto. Ma  mi avvedo ora, seguendo Mirko Montecchiani, candidato per la Circoscrizione di  Macerata al consiglio della regione Marche, quanto sia  arduo ai disabili sensoriali accedere alla politica; io ne ho avuta esperienza e, ora, ritrovo lo stesso sforzo e sofferenza in Mirko. Il poeta Seamus Heaney scrive: nei versi di una sua poesia «E quando il fonico sordo allungava/ la mano/ sulla calotta cranica di un parlante/ era in grado/ di distinguere dittonghi/ e vocali/ dalle vibrazioni sonore trasmesse/ dall’oso.» Ma io non ho necessità di queste “vibrazioni”. Per individuare le intenzioni mi basta guardare gli occhi dell’interlocutore. Alcun dell’Idv vanno alla scuola di Berlusconi per imitarlo nel divenire come lui: avere il consenso per crescere in potere. E per i disabili fare politica è stress per il fatto di doversi misurarsi con candidati cosiddetti “normali” considerano la politica una conquista per uno status di  potere e di benefici economici, raramente il voto premia la capacità dell’individuo e il suo coraggio. Noi disabili – per taluni partiti – siamo considerati un deposito di voti, in particolare le associazioni organizzate. Fanno testo le parole dell’economista Galbraith: «L’emarginazione è crudele. Più grave e umiliante è essere continuamente frustrato nei tentativi di evaderne.» Ora riflettiamo che il disabile sensoriale, in questo caso un cieco o un sordo, s’impegna in un partito  strutturato e organizzato per persone che vedono e parlano bene, camminano o accedono alla comunicazione senza difficoltà: I candidati non si pongono nemmeno il problema, anzi annunciano che, qualche candidato, sfrutta la propria disabilità per ottenere consenso. Come taluni uomini dappoco sospettano che la donna politica di successo è una “donna orizzontale del leader”. E’ necessario considerare i candidati inseriti in Lista su un’altra ottica, che deve sortire dall&#8217;imprescindibile capacità intellettuale e culturale, dalla testimonianza di un vissuto di valori. Ciò dovrebbe essere la bibbia dell’Idv,  invece… www.renatopigliacampo.it</font>
</p>
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		<title>La verità è nell&#8217;evidenza</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pigliacampo</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[  
Non ho più timore di confessare ciò che penso, per il semplice motivo che esercito la mente su quanto l’interlocutore si aspetta da me,  vale a dire quel che egli stesso sa ma  non ha il coraggio di comunicarlo liberamente. La verità è questa: siamo sempre bloccati sulla soglia della scoperta del vero e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><font size="3"><font face="Times New Roman"> </font></font></strong><font size="3" face="Times New Roman"> </font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Non ho più timore di confessare ciò che penso, per il semplice motivo che esercito la mente su quanto l’interlocutore si aspetta da me,  vale a dire quel che egli stesso sa ma  non ha il coraggio di comunicarlo liberamente. La verità è questa: siamo sempre bloccati sulla soglia della scoperta del vero e del profondo della nostra essenza. <strong>«</strong>Chi nega un’evidenza – scrive Raffaela La Capria (cfr <em>Il Corriere della sera</em>, del 17 febbraio 2010 - falsifica <em>tutta</em> la realtà, anche quando non crede di non farlo. Negare l’evidenza è il primo passo per negare il valore della verità, mentre l’evidenza, una volta constatata, è una porta aperta sulla verità.» La porta però rimane chiusa dalla confessione per i nostri comodi: e sino a quando non infrangeremo le catene che non ci liberano dalla nostra psiche involuta, la porta non s’aprirà mai, rinunciando alla lotta da una parte e, dall’altra, «quelli» se la caveranno dichiarando un complotto. Per questo è affascinante la testardaggine di Antonio Di Pietro nello sforzarsi di far emergere la verità. Un magistrato, anche chi non eccelso, esercita sempre “un’azione dovuta” per l’ipotetica violazione della legge e, dall’altra, c’è il “diritto di garanzia”, affinché chi dice il contrario, possa dimostrarlo davanti al tribunale dello Stato. Chi tenta di sfuggire a ciò nasconde la verità, è evidente che vuole imbrogliare il giudizio.  </font><span />
</p>
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