Archive for the 'Politica' Category

Legalità e democrazia

Mercoledì, Settembre 1st, 2010

Mai si è parlato tanto di «legalità» e di «democrazia» come da quando è sceso in politica Berlusconi: e ugualmente mai le due parole sono state tanto ignorate e prostituite! Non è un caso che le persone scelte dall’uomo di Arcore per un incarico di partito o addirittura per offrirgli un ministero siano, sul piano morale, discutibili o sulla strada della corruttibilità. Sembra che lo faccia apposta, ma – signori miei - non è proprio così. Per il signor B. è logico offrire un incarico a gente che cela scheletri nell’armadio; si premunisce in anticipo per non essere ricattato. Ora sorge una domanda, semplice ma necessaria: noi dell’Idv dobbiamo innestare anticorpi che manifestino i valori della Persona, con la P maiuscola, e non solo quelli  indicativi  sulla legalità che, i nostri nemici politici, tout court indicano «il giustizialismo di ADP». Ricordiamo che la persona è un valore propositivo in sé proiettato al domani, la scelta del principio legale è, invece, una proposta esecutiva del momento. La politica di B. è inopportuna perché si basa sull’esercizio di risolvere i suoi problemi, cioè le questioni ad personam. Questo signore ha ingessato l’Italia (ottima  l’analisi di Sciortino su Famiglia Cristiana) perché – dalla mai chiarita iscrizione  alla P2, sino all’accumulo di improvvise e immense ricchezze, si   è creato una corruttela che non aveva mai avuto eguali nel nostro Paese che non condiziona solo aspetti materiali dell’individuo, ma soprattutto mentali e psicologici.  Nel primo cpv dell’art. 3 della Carta leggiamo: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.» Sbagliato: è una Repubblica fondata sul gioco. Ai giovani d’oggi non interessa più programmare la vita con sbocco un onesto lavoro, bensì tentare la fortuna al gioco dell’Enalotto, o in tutte le  svariatissime forme di scommesse del “Gratti e vinci”! Docet la compagna del Presidente della Camera. «Ho vinto all’Enalotto!» dice ai giornalisti che le chiedono della sua improvvisa fortuna economica. Perché sia creduta fa pubblicare la cedola della vincita. I seguaci di Fini in politica esclamerebbero «Che c.!» e si fermano qui. Se la compagna di Fini fosse una donna che ragionasse seria politica, non dico una Iotti (la ricordate?), uscirebbe con eleganza dai sospetti affermando: «Lo Stato italiano si dovrebbe impegnare di più per venire incontro ed educare i giovani nel lavoro e non al gioco. Credo che a pochi, in gioventù, capiteranno  la mia stessa  fortuna. Meglio imparare l’arte. Come facevano i nostri padri». Sono discorsi che nessuno fa più.  Noi che li (ri)pensiamo siamo tacciati d’essere fuori tempo, per il fatto di affermare che troppi si fanno imbarcare sulla barca per fare soldi sùbito, nell’ambigua passerella di apparire. La colpa di chi è? Basta alzare gli occhi sul capo del governo e quanto succede tra i parlamentari che lo sostengono per accorgersi che, il signor B., non ama l’Italia ma i propri affari, che impasta con chi gli dà credito, il quale è tanto più alto quanto più corrono alla sua corte gli yesmen! Ecco il corollario finale che Democrazia è = al rispetto della Costituzione che è =  a legalità,   non la solita stantia battuta ad effetto predisposta per il Capo dai suoi massmediologi del momento «ghe pensi mi».  www.renatopigliacampo.it

CORAGGIO, CULTURA E… “DIVERSAMENTE SPECIALI”

Mercoledì, Luglio 21st, 2010

    In questo periodo di torrida estate mi sovviene ricordare «Tangetopoli», anche perché le informazioni sulle porcherie dei politici d’oggi ci conducono alla stessa, in particolare al suo timoniere,  Saverio Borrelli, il quale, al termine del suo mandato di presidente del tribunale di Milano, concluse l’intervento d’apertura dell’anno  giudiziario ambrosiano con le celeberrime parole: «Resistere! Resistere! Resistere!».  Oggi, più che mai, siamo chiamati a re-si-ste-re! Gelli, gran burattinaio della P2, muoveva i fili sin dentro le istituzioni statali. E oggi si parla di una nuova P3. Chi c’è dietro? Vi ricordate che, allora, si vociferava un Berlusconi radicato nei labirinti di quella associazione segreta? La comparsa di «Mani Pulite» fu un tsumani per la mala pianta di Gelli. La professionalità e l’intuizione di magistrati (Di Pietro, Colombo, D’Ambrosio, Ghitti…) non riuscì a sradicarla. E’ illusione pensare che, nel nostro paese, sia possibile eliminare la corruzione e la diabolica astuzia di fregare la gente per bene, perché c’è la pratica d’imitare i peggiori. Copiare Barlusconi diventa un merito! L’alta percentuale di consenso pro Berlusconi proviene proprio dagli elettori che ragirano l’illegalità, con i sotterfugi insomma, ciò che i napoletani chiamano cavarsela con destrezza: e far pagare agli altri quel che dovrebbe essere un dovere di tutti i cittadini onesti. La megalomania regna in questa nostra Italia. Basta analizzare i comportamenti di taluni leader. Se il Re Sole dichiarava “Lo Stato sono io”, Berlusconi risponde  teatralmente “Il partito sono io”. Col signor B. in politica siamo “ingessati”, la res publica diventa “cosa personale”, appropriazione delle risorse comuni. E’ stupefacente notare “la faccia tosta” di taluni politici come, di recente, mi è capitato di notare l’8 luglio a pazza Montecitorio, allorché sostenevo le istanze dei cosiddetti handicappati, perché la % d’invalidità fosse confermata e non spostata all’84%. Quando lo Stato bussa a cassa se la prende sempre con noi disabili. Come se, la % di invalidità, ce la appioppassimo da soli, piuttosto che prendersela con certi medici legali (ufficiali pubblici).  I “diversamente abili” io li indico “diversamente speciali” perché sono persone che, con coraggio e sofferenza, hanno superato l’Ostacolo. Ma mi pongo la domanda elementare: esiste in questo paese del bla-bla una politica sociale dove il cittadino problematico, prima d’essere oggetto, sia soggetto? Berlusconi, proprietario di tante televisioni, ha annullato lo spazio per qualche minuto di informazione nelle sue emittenti che “offriva” (sic) ai sordi e agli ipoacusici, ma si guarda bene di riformare i programmi televisivi della TV di Stato per dare l’opportunità di comprensione (anche) a noi sordi. Stiamo entrando su un terreno minato, che ci porterebbe lontano (…)  Gridiamolo tuttavia forte: non siamo considerati persone con una mente che pensa e un cuore che ama. Solo oggetti. Ecco il disprezzo, almeno un’alta percentuale di noi, per  il Cavalier B. Non rispettandoci ci usa per le sue stupide battute, come fa con l’On. Bindi, che, tuttavia, era tra noi a piazza Montecitorio. Così gli onorevoli Finocchiaro, Turco, e altri, o Antonio Di Pietro  nella sua espressività del volto che manifesta grinta proveniente da     chi sa di essersi “fatto da sé”. Come avviene per un’alta percentuale di noi disabili sensoriali gravi, costretti sempre ad accettare una società a misura di chi vede/cammina/ode bene.

IL SIGNOR B.

Martedì, Maggio 11th, 2010

                    Anche nell’Idv albergano i burattinai?

L’Idv è votato dagli elettori considerandolo partito che esprime due principi: la Giustizia e la Democrazia, ovviamente con i rispettivi corollari. Perciò dobbiamo essere leali con chi ci vota facendoci, prima che altri ce lo rinfaccino, la domanda se i dirigenti e/o coordinatori periferici sono selezionati su questi principi.  La «Giustizia» legale non è solo rispettare le leggi o le normative, rinfacciando sempre al Signor B. quelle leggi ad personam, è «più altro», per esempio, verificare se le leggi sociali (ma tutte le leggi oneste sono sociali perché tutelano i diritti delle necessità concrete dell’individuo) sono rispettate nell’Idv o, se gli eletti nello stesso, si adoperano a farle rispettare: penso alle leggi sull’integrazione scolastica dei disabili; alla partecipazione reale dei diversamente abili in seno al partito, implicando la presenza di personale qualificato che induce a farsene carico, iscriverli soltanto o sollecitarli a votare il tal dei tali, non risponde a democrazia, se non che a mera astuzia. La «Democrazia» è in  relazione con l’altra perché, chi critica, lo fa per un motivo spesso documentato, perché ritiene di aver subito un torto, cioè è stata offesa la giustizia. Troppi analfabeti politici e, di fatto, di democrazia seguono atteggiamenti di leader nazionali, propagandati dalla televisione (…).  Molti di costoro non hanno il minimo ritegno e obbediscono al Capo territoriale, che li “governa” per accrescere il proprio potere in una zona o regione. Sono valutazioni vecchie come… l’uomo che è in politica! Ma oggi, che l’informazione corre in tempo reale, induce a procedere con attenzione estrema, soppesare le parole, agire e decidere  collegialmente, l’autorità motu proprio non è ammissibile, soprattutto in un partito come il nostro che porta con sé l’icona di valori sanciti dall’impegno del proprio leader. Se Democrazia chiama Libertà, poniamoci la domanda: di che cosa? Non certo azzittire un iscritto urlandogli «Ti butto fuori dal partito!», oppure «Respingo la tua domanda d’iscrizione perché mi fai ‘ombra’!». Chi agisce così è uno che copia letteralmente il signor B. e, oltre a far male all’Idv, si rende ridicolo coinvolgendo chi gli permette tanto! La libertà allora nell’Idv sia fiamma viva che conviva con la critica. Risponde a vero l’opinione di quel filosofo che «a dare le risposte sono tutti capaci, basta articolare la bocca emettendo parole sonore, ma a far domande ci vuole la testa di un genio perché obbliga pensare». Essendo chi scrive non udente non necessita udire ma vedere: e mentre osserva la motilità dell’ interlocutore, nel cercare una risposta qualsiasi per trarsi d’impaccio con l’esercizio articolatorio, capisce che certuni sono al servizio nel partito per rafforzare (chi è davanti). Servo che non “costruisce” valori. E’ deplorevole chi non arriva a capirlo e, se ci giunge, si presta a quell’odioso gioco che lo fa diventare doppiamente biasimevole.  L’Idv abbia la dignità di non utilizzare questi individui.  www.renatopigliacampo.it

Le bugie di Berlusconi

Lunedì, Aprile 26th, 2010

Nei giorni susseguenti lo scontro FiniBerlusconi, costui ha affermato: «Sono in pace con me stesso, non ho rimpianti, non ho rimorsi, non ho mai fatto male a qualcuno. Quando vado a letto la sera mi guardo allo specchio e mi dico: se stasera arriva l’angelo della morte, mi prende con la coscienza pulita.»  Chi segue le sortite di B. dalla sua scesa in campo politico scoprirà, nelle parole, bugie, che assurgono a menzogne, frasi studiate a tavolino, ad uso e consumo dei creduloni. Il signor B. è uno stratega, utilizza le parole come un mago, sapendo che, la gran parte della gente, non ricorderà mai quel che ha detto qualche tempo prima. Tutto quel che Berlusconi dichiara lo lancia al vento, per idolatrare se stesso. Ci riesce perché conosce il suo pollo(elettore), che blandisce con i programmi delle sue televisioni; e i suoi sondaggisti e masmediologhi lo servono per annunciargli, in tempi reali, quel che la gente vuole che si dica. Fini, criticando la gestione del Pdl-azienda, compie l’encomiabile azione di ridare alla Camera la funzione di reciproco confronto tra i partiti, quel che la «dittatura volutamente celata» tra battute, goliardie ed escort a disposizione di parecchi ricalcitranti ai diktat di B., ci viene nascosto. Gli italiani devono essere riportati a «pensare politica», non a stare a sentire la sirena Berlusconi. Al Caimano non frega niente della democrazia, perché non l’ha mai praticata. Chi conosce la storia dell’uomo di Arcore si avvedrà che è il campione perfetto dell’acquisto-usa-e-getta della persona. Quanti professionisti della parola e dell’immagine ha sottratto ai concorrenti? Tanti. Molti non potevano essere inseriti nei palinsesti delle sue televisioni: ma li pagava, li teneva immoti sul sofà degli studi. Intanto costoro, come i campioni inattivi, sperdevano la capacità di svolgere la professione.  Il gioco di B. era fatto! Obbrobrioso modo di comportarsi che ha sedotto anche leader di altri partiti i quali, come grilli, si sono mossi saltellando su ogni terreno, credendo d’essere loro stessi Berlusconi, senza averne classe e astuzia. Di questi “signori”, in periferia, Bersani e ADP ne hanno a bizzeffe. La maggior parte delle energie di questi pretendenti generali va sperdendosi in rancori, dispetti, inimicizie, operando per lo più per emarginare i capaci o chi vuole testimoniare il nuovo in politica. Bersani e ADP dovrebbero far sì che i galloni di capitano, maturati per impegno, coraggio e democrazia nel partito, restino motus operandi dei dirigenti regionali, piuttosto che     gli eletti in parlamento della regione  si intromettano e   – con motivazioni più o meno discutibili –   decidendo di affidare assessorati e incarichi ai propri fans  che, genuflettendosi, accettando prebende post elettorali, il cui  scopo principale è  accrescere i (sempre) il potere del vassallo nella circoscrizione. E’ un modo di operare che non accresce consensi alla lunga perché, se viene accontentato  il solito presuntuoso capetto locale, alla fine si finisce per umiliare e allontanare chi ha valore e capacità. Il Pd e l’Idv per divenire credibili - sia come opposizione che forza di governo - devono sfuggire queste persone che svolgono una politica contraria al bene comune.     

La verità è nell’evidenza

Giovedì, Febbraio 18th, 2010

  

Non ho più timore di confessare ciò che penso, per il semplice motivo che esercito la mente su quanto l’interlocutore si aspetta da me,  vale a dire quel che egli stesso sa ma  non ha il coraggio di comunicarlo liberamente. La verità è questa: siamo sempre bloccati sulla soglia della scoperta del vero e del profondo della nostra essenza. «Chi nega un’evidenza – scrive Raffaela La Capria (cfr Il Corriere della sera, del 17 febbraio 2010 - falsifica tutta la realtà, anche quando non crede di non farlo. Negare l’evidenza è il primo passo per negare il valore della verità, mentre l’evidenza, una volta constatata, è una porta aperta sulla verità.» La porta però rimane chiusa dalla confessione per i nostri comodi: e sino a quando non infrangeremo le catene che non ci liberano dalla nostra psiche involuta, la porta non s’aprirà mai, rinunciando alla lotta da una parte e, dall’altra, «quelli» se la caveranno dichiarando un complotto. Per questo è affascinante la testardaggine di Antonio Di Pietro nello sforzarsi di far emergere la verità. Un magistrato, anche chi non eccelso, esercita sempre “un’azione dovuta” per l’ipotetica violazione della legge e, dall’altra, c’è il “diritto di garanzia”, affinché chi dice il contrario, possa dimostrarlo davanti al tribunale dello Stato. Chi tenta di sfuggire a ciò nasconde la verità, è evidente che vuole imbrogliare il giudizio. 

I disabili esclusi in politica. L’Idv ne prenda atto

Martedì, Gennaio 12th, 2010

 (Nota. Questo intevento è riportato anche sul periodico, come altri, di Orizzonti Nuovi dell’Idv. Vedi www.orizzontinuovi.org)

E’ iniziata la campagna elettorale per le elezioni regionali. I candidati hanno individuato, con astuzia, le associazioni di volontariato o di “categoria” nelle quali attingere il consenso. Una volta, tout-court, indicate come “serbatoii di voti”.  Sono presidente regionale di un di un’associazione di disabili sensoriali e mi dà fastidio che taluni candidati giochino alla vecchia maniera la ricerca del consenso elettorale. Per molti politici noi disabili non siamo considerati soggetti protagonisti, ma persone passive, incapaci di  affrontare la soluzione dei propri problemi. Siamo sempre e solo giudicati incapaci; è evidente, reale, inconsapevolezza, anzi offesa  l’indicazione “diversamente abili”. Che significa? I geni, quando concepiscono il nuovo, appunto, ex-novo, sono diversamente abili nelle proposte! Non ho mai visto una comunità evolversi  sullo status quo. Noi sordi (ad personam, in questo caso, NdA) siamo costretti a convivere e interagire con personale e strutture utilizzati dalle persone comuni. In tutti questi anni, ai vari governi, che cosa abbiamo effettivamente chiesto sennonché una comunità strutturata per tutti? Ciò che   tanti Paesi stanno attuando, dopo aver firmato la Risoluzione dell’ONU per  permettere la partecipazione sociale, culturale e politica  di chi ha problemi sensoriali e psicofisici. Non possiamo non verificare, anche nell’Idv che parla di “valori”, un ritardo di anni nell’attuazione di un processo culturale e strutturale che permetta la partecipazione reale. ADP e i suoi “colonnelli”, si sono rivolti allo scrivente per aprire un dialogo politico in un mondo difficile come il settore disabilità, ma  raramente – solo  nelle adunanze  ufficiali di partito –  si ricorda la tipicità della disabilità, magari chiedendo la presenza di un “interprete di lingua dei segni” per i sordi e gli ipoacusici. Oggi, nei Partiti, è urgente - non solo  l’educazione alla legalità e al rispetto delle Istituzioni - ma anche ogni iscritto   che si attribuisce «normale» deve  avere l’umiltà di lasciar fare, in specifici settori, ai protagonisti. Capisco che siamo tutti, perché persone, protagonisti, ma i disabili sono più protagonisti degli altri che vogliono la delega perché sperimentano, sulla propria pelle, un vissuto difficile. Siamo stufi che, gli atteggiamenti dei politici cosiddetti normali, contribuiscano a tenerci lontano dalla soluzione dei nostri problemi. I leader di partito, per  limiti   sociologici e culturali, non si avvedono di lasciare potenzialità sulla soglia delle segreterie. «Ogni diversità costituisce uno stimolo nuovo per sforzare il pensiero» ammette lo psicologo J. Korczak, perché implica una visione della società a 360° che, un acuto leader, non può lasciarsi sfuggire. Ecco una definizione, a pennello per noi, della scienziata Margherita Hack molto attenta e aperta su queste tematiche: «Unire la lingua all’intelligenza nel parlare di handicap può essere un modo per tenere alta l’audience e senza strumentalizzare i problemi, a patto, ovviamente, di saperlo fare.» I politici che vogliono il nostro consenso lo sanno fare? Ne dubito.

Lo psittacismo dei politici

Lunedì, Gennaio 11th, 2010

 (Riportiamo qui alcuni ‘pezzi’ che teniamo nella rubrica sul periodico dell’Idv.  Chi vorrà cosultarli entri nel sito www.orizzontinuovi.org)

Caro Marco, è molto tempo che non inizio il “pezzo” facendo il tuo nome. Volevo tenerti fuori dalle lagnanze  politiche. Per la persona onesta far politica, in Italia, significa rovinarsi il fegato. Solo i ricchi o gli imbroglioni di mestiere possono permettersi altre strade, accostandosi alla politica… Ferdinand Berthier, allievo sordo di Bébian, creatore della Societé Centrale des Sourd-Muets de Paris  scrisse: «I sordi appartengono alla società degli uomini, non a quella dei pappagalli.» In quel periodo storico si voleva “far parlare i muti”. Oggi parlano e ragionano, ma parecchi partiti li vogliono “pappagalli”,  mentre noi apparteniamo al genere dei  Protagonisti: e per il  fatto di riconoscerlo molti alti politici ne hanno paura, eludendoci dalla partecipazione. Siamo molto indietro per comprenderlo. Occorre che i partiti si facciano carico dell’educazione dei propri iscritti alla democrazia, non allenarli allo psittacismo. Ma i leaders se ne guardano bene, per non essere scoperti nelle loro furbizie. Il resto lo intuisci. Tuo padre. www.renatopigliacampo.it

ALLORA LA COLPA E’ DI ADP?

Domenica, Dicembre 20th, 2009

(L’astuzia  del capo del Governo che la dà a bere agli uomini

dappoco)

Inutile consumare altre parole su ciò che è avvenuto nelle ultime settimane; tra le tante ne prevale solo una: Berlusconi. Si parla (tantissimo) e si sparla (poco) sul capo del Governo. Egli è al centro dell’Universo perché è stata ferita la sua maestà. La società mediatica, sulla quale il signor B ha   fondato il suo impero economico e di potere, inizi a riflettere dalla vicenda, dall’oggetto lanciatagli dal giovane Tartaglia. Seguendo la trasmissione “Annovero”, tramite le sottotitolazioni, ho notato che molti temi non sono messi a fuoco, non sono date convincenti risposte, perché l’interpretazione dell’interlocutore, chiamato a chiarire certe azioni, finisce per non chiarire niente! Forse solo lo psichiatra Galimberti c’è andato molto vicino: il signor B ha problemi psicologici (latenti), un superego che può essere ridimensionato con un altro altrettanto forte. B pretende di governare/comandare su tutto e tutti.  La Festa del tesseramento non era altro che il suono del flauto che era andato a snidare topolini, i quali accorrono dietro al pifferaio. In una traversa di Piazza Duomo il signor B si sgola, attacca chi non condivide il suo operato, l’opposizione è nemica. Alla fine il signor B, emulo dei grandi Statiti a cui si paragona, anzi si sente superiore, imitandoli nel “bagno di folla”, ma stavolta gli è fatale. Ecco che il giovane Tartaglia “psicolabile”, come lo definiscono i giornalisti, gli tira in faccia un oggetto simbolo della sua Milano, il duomo. Egli, pur sanguinante, non si piega, esce rabbioso dall’auto per puntare il poveretto che ha osato l’affronto, ormai sopraffatto dai bodyguard, dai CC e poliziotti. La rapida azione del capo del governo, nella vicenda, induce gli psicoanalisti ad analizzarne la psicologia.  B vuole assicurare i suoi fans e, nello stesso tempo, è pronto a sfidare i suoi nemici. Egli, sanguinante, chiama a testimoniare tutto il suo popolo. Per dirgli: vedete, mi immolo per voi:  loro sono “comunisti”, “giustizialisti”, “antidemocratici” e  “invidiosi”. Il solito copione della filosofia berlusconiana del rifiuto di giudizio  sulla sua persona, che non può essere criticata perché capo del governo, eletto dal popolo in un paese democratico (…). Affrontare B su questo terreno rendono  spuntate le arme dei suoi avversari politici. Non perché B sia un genio, certo ha  potenzialità di astuzia oltre la media, un’intuizione che arriva prima degli altri politici a capire il fatto politico, tuttavia la questione di fondo è che B attinge  energie intellettuali e strategie da centinaia di seguaci. Gli è possibile perché ha reso mercimonio cultura e informazione. Tutti i ‘pensatori’ d’Italia, furbi e disonesti, sono a sua disposizione. Sono sul mercato. Anche  quelli che, una volta  acquisiti, finiscono  in panchina,  mordendosi le mani di rabbia, a si consolano con  il gruzzolo che gli è elargito mensilmente.  B ha  ottenuto il suo scopo togliendoli alla concorrenza.  Quando qualcuno critica che guida l’Italia come un’azienda  (la sua), dici il vero. Un esempio. Va a Dubai in visita ufficiale, ma aggancia  un emiro e vende una  delle sue ville sarde, riuscendo a strappare una cifra astronomica.  Quale statista, in passato, avrebbe utilizzato tale carica per un proprio tornaconto? Nessuno. Solo B  perché non rispetta la democrazia, evidente nelle sue vicende giudiziarie. Riflettere-riflettere-riflettere, più che seguire  la nota invocazione di Borrelli del suo “resistere”!     

Il consenso politico ai disabili

Venerdì, Giugno 12th, 2009

Mi sono chiesto nel leggere i risultati delle elezioni amministrative ed europee, se è vantaggiosa o meno – se esistente – la disabilità del candidato.  La domanda mi è sorta quando un mio amico collega non-vedente (una volta si diceva  cieco) è stato da me stimolato a candidarsi per l’Idv, qualche mese prima delle elezioni  provinciali, in una cittadina media, dove sì ci si conosce, ma non abbastanza  e vince l’etichetta che ti appioppa chi non pensa abbastanza “Si candida un cieco, quello non ruberà” e altre baggianate (…). Il mio amico cieco si è fatto conoscere attraverso la rapida comunicazione verbale. Il telefono è stato il suo mezzo vincente. Il contatto diretto ha sospinto quasi il 10% dei votanti a sceglierlo. Nel collegio l’Idv non aveva radici. L’esito dell’elezione, primo consigliere della mia provincia, mi ha indotto alla riflessione su ciò che scriveva la sordo-cieca Helen Keller: «La sordità isola dalle persone, la cecità dalle cose.» Alla domanda se le fosse stato possibile scegliere un senso, rispose: «Vorrei ascoltare la voce di un bambino.»  In politica il cieco ha il diretto contatto con l’elettore. Costui gli parla, supera il primo disagio, se ne convince delle capacità e possibilità di fare politica attiva: e lo vota. Il candidato sordo è solo. Se il partito non gli fornisce una persona esperta per la comunicazione in lingua dei segni, o per un’idonea labiolettura, o non dispone di strumentazioni mediali,  l’elettore finirà per dire «Sei bravo, sei coraggioso….», ma voterà un altro. Perché la sordità impegna la conoscenza culturale e di comunicazione del sordo che, oggi, il 99% degli elettori udenti non ha. Quando si parla di democrazia partecipativa alla politica si deve allargare il discorso programmatico per tutti  gli elettori e non solo per l’elettore normodotato. Costui si affaccia alla politica per un interesse economico, di carriera e così via. Noi sordi lo facciamo per vera passione, per migliorare la nostra gente simile, o per i disabili in generale.  Questo potrà capirlo ADP, ma non ha tempo per farsene un problema né di sensibilizzare i suoi capetti territoriali, o i parlamentari. Il mio amico cieco ha superato le “barriere” e per farlo è bastato chiamare una persona sensibile e dirle “Mi accompagni?”. Per il sordo no perché implicava il partito a modificare le strutture, a spogliare i candidati nella psicologia, un rapido esame sulla realtà della società. Per questo ho gioito che Mirco abbia battuto i furbastri e gli ultimi opportunisti del partito saliti sul carro, quelli del bla-bla. Mentre lo pensavo mi sono chiesto: “Sei stato campione, un coraggio noto solo a tuo figlio Marco e alle persone che, con te, hanno lottato all’inizio.”  A testa alta mi sono allontanato dal gruppo festeggiante, sentendomi un signore.

… Le solite bugie evolutesi in menzogne

Giovedì, Maggio 7th, 2009

La privacy sulla tua donna deve restare tua. Tu sai di lei e lei di te. C’è tuttavia da compiere una riflessione sulla vicenda Berlusconi-Lario. B. è capo del governo e, come tale, rappresenta l’Italia nella molteplicità di categorie o “scelte” di ciascuno di noi, che possono essere dai gay agli architetti, agli agricoltori, agli ambulanti eccetera Ogni azione del signor B. rispecchia ciò che egli è o rappresenta in quel momento per chi lo segue. B. raccomanda “veline” alle proprie televisioni o alle strutture della RAI? Bene, ma di fatto dovrebbe agire predisponendo una graduatoria se è più confacente, a livello di sondaggio politico o di interesse sociale, raccomandare una velina o i figli capaci di un disoccupato in una fabbrica privata o in struttura parastatale. Il signor B., da quando è in politica, ha trasformato l’Italia in un palcoscenico. Chiama a recitare personaggi più o meno discutibili. ma egli, il signr B, se la cava sempre nel “ciarpame” che origina. Quando è  stretto all’angolo la colpa è sempre dei Comuisti, o di una “certa sinistra” che gli vuole male. La questione privata dei rapporti con la moglie sono stati trasformati in un pettegolezzo pubblico,  non voluto dalla consorte, ma dallo stesso signor B. perché sa bene come ci si muove sul teatro mediatico che egli stesso ha creato e proposto alla società. Gli interessa i sondaggi, non  il brutto esempio  che mostra alla comunità. Distrugge i “valori”,  il rispetto e la dignità di ciascuno di noi. Se i sondaggi mostrano che non lo guastano egli è contento come i bambini. Ebbene il birichino  è stato assolto. Il gradimento nasce dai sondaggi, che scaturiscono da tantissime motivazioni, dalla fisicità della persona stessa, dall’empatia e tutto quanto collegato alla psiche e alla cognitività dell’utente, cioè a chi è chiamato ad esprimersi. Poi il signor B. ’salta’ sul palco delle proprie televisioni e di quelle dello Stato per traboccarci addosso, senza contraddittorio, la sua verità. Gli ingenui la bevono ancora una volta, i meno ad abboccare alla fine lo giustificano. Oggi il signor B. si aggrappa alla Chiesa, sperando di “non perderne la fiducia”. Immenso attore della cosa pubblica! Tutti noi, sudditi italiani, finiamo disorientati. Brava Veronica. Hai  denudato il re, indipendentemente che vada o meno “con le minorenni”. Ciò che resta sconcertante è come queso signor B. trovi credito ancora una volta tra gli italiani. La risposta la abbiamo: i conflitti di interessi irrisolti ha rimbecillito la maggior parte dei notri connazionali. Fermiamoci qui. Chi  conserva ancora un po’ di cervello troverà  da sé la risposta.